L’arte del vino: i nemici della vite

Tutto andrebbe per il meglio in un mondo viticolo ideale se – indipendentemente dai capricci delle annate – bastasse praticare una buona viticoltura per ottenere uve e vini di qualità. Purtroppo, sono in agguato dei temibili nemici che, se non si fa attenzione, possono vanificare i pazienti sforzi del vignaiolo. Prima della metà del XIX secolo, cioè per un lunghissimo periodo in un passato viticolo più che millenario, le file nemiche erano piuttosto rade e si riducevano il più delle volte ad aleatorie proliferazioni di insetti contro le quali le uniche armi erano delle bacinelle d’acqua calda: in mancanza di queste ci si rimetteva al destino.

 

Temibili flagelli

Chi potrà dunque dirci quali errori hanno commesso i vignaioli perché si abbattessero sulle loro sacrosante coltivazioni, in meno di una generazione (1850-80), i temibili flagelli dell’oidio (1850), della fillossera (1863) e della peronospora (1878), che insieme hanno rischiato di cancellare definitivamente la vite dalla carta geografica dell’Europa portando a una vera e propria rivoluzione culturale e colturale? La viticoltura passò così da una situazione di quasi giardinaggio a una produzione certamente più razionalizzata, ma da allora in poi controllata: i nemici, venuti da lontano, non se ne sarebbero mai più andati, obbligando i vignaioli a una costante vigilanza e a dotarsi di un’indispensabile farmacopea. I nemici della vite provengono dalle più diverse categorie di esseri viventi. Il gruppo principale è costituito dalle crittogame, i funghi microscopici che, per natura, intaccano il fogliame, i grappoli e persino l’intera pianta. Vengono poi gli insetti e le malattie fisiologiche.

 

La peronospora

Se le condizioni climatiche le sono favorevoli, la tristemente celebre Plasmora viticola può distruggere contemporaneamente foglie e grappoli. Nonostante i progressi nel campo delle tecniche di trattamento dai tempi della sacrosanta poltiglia bordolese (scoperta nel 1855), la sua virulenza la rende tuttora il più temibile dei parassiti, capace in una sola contaminazione, al momento della fioritura delle viti, di distruggere l’80% di un potenziale raccolto.

 

L’oidio

Questo fungo può svilupparsi su foglie e grappoli. E su quest’ultima parte della pianta che causa più danni; intatti può provocare una perdita del raccolto per disseccamento delle bacche oppure far da trampolino alla “muffa grigia” attraverso le ferite che ha inferto alla pianta.

 

La muffa grigia

La Botrytis cinerea, nella sua forma peggiore, è l’assillo dei vignaioli nelle stagioni autunnali umide. In pochi giorni può drasticamente diminuire la capacità delle uve di produrre buoni vini.

 

Il marciume radicale

Comparso in Europa nel 1885, al momento della piantagione di portainnesti resistenti alla fillossera, il Guignardia bidwelli, fungo responsabile di questa malattia attacca i giovani rami, le foglie e le bacche. Il clima mite e l’umidità ne favoriscono lo sviluppo. Originario dell’America del Nord, fu forse introdotto nei paesi europei attraverso delle talee contaminate. Alcune specie di vite americana hanno sviluppato una certa tolleranza in modo del tutto naturale.

 

L’antracnosi

Prima della comparsa della peronospora e dell’oidio, si trattava della più grave malattia crittogamica della vite. Di origine europea, si è diffusa in tutto il mondo, ma colpisce soprattutto regioni umide. Il fungo responsabile dell’antracnosi è l’Elsinoe ampelina. Alcuni piccoli segni neri compaiono sulle foglie, fino a formare un buco. Le stesse macchie colpiscono poi i germogli, il gambo dei fiori e gli acini. Attualmente esistono dei funghicidi piuttosto efficaci contro questo parassita.

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Altre fumaggini

L’esca, l’eutipiosi e il marciume aggrediscono lo stesso piede della vite, causandone una lenta agonia per disgregazione dei tessuti vegetali: sono tanto più temibili in quanto insidiano e distruggono le viti più anziane, e più importanti nella produzione di vini di qualità.

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La fillossera

Questo pidocchio delle radici provocò danni considerevoli che fra il 1863 e il 1900 distrussero completamente numerose aree viticole europee. Fu arginato solo grazie al ricorso all’innesto delle viti su portainnesti americani resistenti. A causa di questo minuscolo insetto hanno sofferto tutti i paesi del mondo, eccetto il Cile.

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I vermi del grappolo e i bruchi di farfalla

Tali parassiti intaccano i fiori della vite, poi le bacche in formazione, distruggendole o provocando delle ferite, ancora una volta porta di ingresso della muffa grigia.

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Gli acari

Proliferando nel periodo estivo sulle foglie, possono intaccare il grado di maturazione delle uve, non senza conseguenze sulla qualità del vino.

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Altri insetti

In Europa i parassiti più comuni sono l’altica che riduce il fogliame e I’oziorinco che danneggia i giovani rami e le gemme; estremamente nocivi sono i ragnetti, le tignole e le cicaline.

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L’arricciamento

Altrimenti detta degenerazione infettiva, questa ben nota malattia virale è caratterizzata dalla deformazione dei rami in fase di crescita, dalla biforcazione delle foglie e dalla pessima fruttificazione. Estremamente ridotte sono a questo punto le probabilità di sopravvivenza della vite. Il virus può trasmettersi attraverso piante infette o per via di un nematode: lo Xiphinema index. Non esiste alcun mezzo di prevenzione: il vigneto contaminato deve essere sradicato.

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La lotta contro i parassiti

Lo spirito d’osservazione e l’astuzia dei vignaioli supportati dalla ricerca scientifica e i progressi della chimica hanno permesso a poco a poco di costituire un vero e proprio arsenale di armi da difesa sempre più efficaci, se non addirittura sofisticate: attualmente tale panoplia è sufficiente e permette di salvaguardare, a meno che non si verifichino dei gravi incidenti climatici, la salute delle uve. Come sempre la reazione deve essere proporzionata all’attacco e l’abuso dei trattamenti non è privo di conseguenze sia sull’eventuale resistenza indotta di certi parassiti sia sull’inquinamento sempre potenzialmente dannoso all’ambiente. Tale approccio ragionevole – e ragionato – di lotta contro i nemici della vite autorizza ad affermare in tutta serenità che sarebbe assolutamente illusorio voler ignorare qualsiasi sistema di tutela del vigneto: per ottenere dei vini di qualità è necessario produrre innanzitutto delle uve sane e mature al tempo stesso. Dal momento che i nemici non sono sempre disposti a ritirarsi dal campo di battaglia, qualsiasi disarmo unilaterale costituirebbe un errore strategico!

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