Il significato del “Millesimo”

La qualità di un’annata dipende dalle condizioni atmosferiche, ma anche dal modo in cui il viticoltore ha saputo affrontarle. Competenza e amore per il mestiere sono essenziali quanto il sole e la pioggia. Ogni enofilo conosce bene il ruolo essenziale delle uve nel processo di elaborazione di un vino di qualità: anche il viticoltore più esperto non potrà fare miracoli partendo da uve alterate. Secondo la saggezza popolare, il clima di giugno, epoca della fioritura, determina l’abbondanza della vendemmia, quello di agosto la sua qualità.

 

Il clima e i suoi effetti sul vino

Per il successo di un’annata, occorrono uve perfettamente mature e sane. Ma l’abbondanza relativa delle uve ha un’indubbia influenza sull’evoluzione della maturazione. Le avversità climatiche, come il gelo o la colatura della vite, possono avere un effetto positivo, in quanto riducono le proporzioni della vendemmia. I viticoltori esperti spesso sopprimono una parte dei grappoli al momento della loro formazione, al fine di limitare la dimensione della vendemmia per migliorarne la qualità. La pioggia e il freddo possono bloccare la maturazione delle uve, favorire lo sviluppo della muffa grigia e dare luogo a dannose diluizioni dei mosti. In questi casi il viticoltore dovrà procedere a un’accurata selezione delle uve vendemmiate. Di fatto i grandi vini esigono uve in condizioni perfette. Nel corso del processo di maturazione, la struttura delle diverse parti dell’acino si modifica. L’acidità della polpa si attenua per lasciare spazio agli zuccheri, la cui fermentazione produrrà l’alcol. Quindi si sviluppano e si affinano gli aromi. La buccia, intanto, accumula tannini, pigmenti coloranti e sostanze aromatiche, tutti composti fortemente influenzati dall’andamento climatico. Nel caso si sviluppi la muffa, la buccia è la prima a subirne l’attacco. La sua struttura mostra, da un’annata all’altra, variazioni più sensibili di quelle della polpa, Ma è nei grandi vini bianchi liquorosi, come nei Sauternes e in alcuni bianchi d’Orvieto, che la nozione di millesimo acquista tutta la sua importanza, giacché la comparsa della preziosa muffa nobile è legata al verificarsi di precise condizioni climatiche tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

 

L’invecchiamento

L’attitudine di un vino all’invecchiamento varia secondo le annate. Anche se l’invecchiamento ha un ruolo fondamentale nello sviluppo di una buona complessità aromatica e di una struttura armoniosa, esso non potrà mai creare la qualità di un vino: la qualità deve essere presente fin dalla vinificazione. UN vino mediocre o medio non ha nessuna speranza di diventare un grande vino per il fatto di avere trascorso parecchi anni in una cantina, anche se questa risponde perfettamente alle esigenze di una buona conservazione. Il fattore chiave di un vino è rappresentato dalla sua costituzione originaria:

  • i grandi millesimi, con uve perfettamente mature, hanno una struttura ricca e complessa; migliorano regolarmente nell’arco di dieci o anche vent’anni
  • i millesimi di buona qualità, dopo l’imbottigliamento, “si chiudono” talora per mesi o anni, prima di riaprirsi per esprimersi nuovamente;
  • i millesimi più modesti vanno bevuti negli anni che seguono il loro imbottigliamento; in questa fase sono ancora dominati dagli aromi delle uve e offrono il massimo delle loro qualità.

Molti accusano le moderne tecniche di vinificazione di produrre vini che invecchiano meno bene di quelli di un tempo. non vi sono però motivi per dare credito a questa affermazione. Piuttosto va deplorato il consumo troppo anticipato di alcuni grandi vini che (spesso per motivi finanziari) vengono immessi sul mercato ancora troppo giovani. Lo stoccaggio prolungato dei vini per l’invecchiamento, infatti, comporta l’immobilizzo di notevoli capitali, di cui il viticoltore può avere necessità per al gestione dell’azienda.

 

La “Tavola dei Millesimi”

Abitualmente, si riassumono le qualità dei vari millesimi in tavole che attribuiscono a ciascuna categoria di vini una quotazione per ogni annata (il valore delle annate è espresso con un punteggio da 1 “annata negativa” a 4 “annata ottima”). Queste quotazioni, tuttavia, rappresentano soltanto delle medie: non tengono conto dei microclimi e nemmeno degli sforzi “eroici” di scelta delle uve durante la vendemmia, né delle selezioni accanite dei vini durante la vinificazione. Può infatti capitare che alcuni produttori riescano ad elaborare ottimi vini anche in annate sfavorevoli e, per contro, che qualcuno riesca anche a fare vini infelici in ottime annate.

 

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